Vademecum linguistico

 

    Il dialetto castiglionese presenta peculiarità linguistiche non sempre riscontrabili nelle realtà viciniori. La causa della forte identità linguistica è da ricercare, molto probabilmente, nell'orgoglio ferito di una comunità che, nel corso dei secoli, ha visto affievolire la sua identità politica. Da Universitas a sé stante nel Medioevo, nel corso dei secoli, a causa dei massicci movimenti migratori dei suoi abitanti che ne hanno  ridotto il numero ai minimi termini (oggi conta circa 200 abitanti, contro i 1000 che erano), è passata sotto l'ala protettiva del Comune di Carovilli.

    Memore del suo passato glorioso, la comunità castiglionese non ha mai accettato il nuovo statuto che l'ha configurata come Frazione. Inconsciamente, forse, ha cercato di mantenere salde le radici linguistiche che, più di altre, rappresentano l'identità di un popolo. I filamenti radicali hanno trovato nella matrice Terra la loro origine e il loro sostentamento. L'attività contadina, radicata in una forma indissolubile di cooperazione, ha dato vita a una vera e propria koiné, rinvenibile, oggi, presso gli emigranti d'America.

    La lingua è fenomeno sociale. La fusione della Scuola Elementare di Castiglione con quella di Carovilli negli anni '80 e l'esodo continuo di giovani studenti verso il Capoluogo Isernia per la Scuola Superiore hanno in parte generato una stemperatura delle differenze linguistico-dialettali. Al fine di evitare lo scherno, l'etichetta di provincialismo o, peggio, l'incomprensione, i giovani di paese si sono dovuti omologare ai suoni di una lingua estranea, ma pur sempre globalizzante.

    Tutto l'Altissimo Molise presenta alcune caratteristiche comuni per quanto riguarda le forme verbali nell'infinito e, in alcuni casi, nella radice. Esse terminano o iniziano per -ié piuttosto che per -à (es.: addò vié = dove vai, e non addò va'; jémm a magnié = andiamo a mangiare, e non iamm' a magna')

Vediamo alcune parole:

cuja = chi

cria = niente

kinda = come (forma contratta 'nda)

kəmmuò = perché (interrogativo)

kuviegl'jə = nessuno

'na picca = un poco

quottrə = quattro

sia = sei

zeja = bisogna, si deve (etim.: si ha da; es.: zeja fa' = si ha da fare, si deve fare)

Qualche locuzione:

Vovə pascə, campana sona = il bue pascola, la campana suona. Nel suo senso figurato, l'espressione addita una persona indifferente a tutto.

Tiramə ka vænghə = simile, nel significato, alla locuzione di prima. E' evidente il richiamo al mondo degli animali: una mucca, un asino, un cavallo tirati con la fune.

Fa bbenə all'uòsn ka tə mèna a kiévchə = fare del bene a chi non lo capisce, si rischia sempre (se fai del bene all'asino, ti tirerà i calci)

Altre locuzioni:

Di alcune locuzioni e parole, è difficile stabilirne la matrice etimologica. Alcune nascono, quasi certamente, da suoni onomatopeici la cui composizione evoca l'immagine o il suono del gesto futuro:

la vurrə vurrə = la giravolta

alla beabbà = stato di inoperosità antecedente l'avvio di un'attività

la štramba štramba = il ragno

o cotovalìadìa = imprecazione, più o meno bonaria, equivalente a "Che tu sia maledetto!"

marattè mallittə = imprecazione, non proprio bonaria, la cui etimologia dovrebbe essere: male a te, maledetto!

'mbimbirimbì = senso letterale: in bilico; traslato: persona altezzosa (es.: 'nda va ...)

'nzavətierjə = senza fissa meta (va sæmbrə giriennə ...= va sempre a zonzo); altra espressione possibile con questo significato è kinda è è

'diékkucia = qui, nei paraggi

'nzanzaviegl'ə = qualcuno preda di stato d'animo in agitazione. (es.: 'nda va /'nda šta....)

maštə facænnə = qualcuno che sta facendo o meditando qualcosa le cui intenzioni non sono chiare. (es.: cuja rə sa kə fa ...)

la zulla = il gioco (z aspra; anche forma verbale: zəlluò)

addammajə = espressione che addita la pessima abitudine di andare a raccogliere frutti negli altrui campi

'na 'ndima = un accenno, una cognizione minima (es.: nə tié '.... di kel' kə zeja fa')

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